Chi siamo
Nella primavera del 2005 il prof. Sante Bardini, appassionato di sociologia rurale ed autore di alcuni libri sui mangiari della civiltà contadina mantovana, ha la fortuna di incontrare alcuni amici che condividono lo stesso entusiasmo. Tra essi l’on. Gastone Savio di Solferino, storico del Risorgimento e dei relativi avvenimenti bellici che ebbero come teatro le nostre colline, il dott. Antonio Pacchioni di Marmirolo, profondo conoscitore del territorio essendo stato assessore nell’amministrazione provinciale, ed il sig. Elio Marini, di Rivalta S/Mincio raro esperto nell’ambito dell’enolgia e dei prodotti alimentari virgiliani, segretario delle sezioni locali dell’Onaf, dell’Onas e valente sommelier.
In tutti c’è il sincero desiderio di portare la propria pietra per salvaguardare, per custodire una cucina - la nostra - ricca di eccellenze di terra e di acqua, compromessa dalle manipolazioni mai innocenti delle lavorazioni industriali, di impegnarsi per preservare e non disperdere un patrimonio di ricette dalle antiche e nobili ascendenze in quanto si rifanno alla lunga sovranità della famiglia Gonzaga, che per circa quattro secoli ha reso importante ed illustre questa terra.
Queste persone sono pervase dalla volontà (in tempi tanto difficili per tutte le cucine che si rifanno al deposito della tradizione), di adoperarsi per evitare o quanto meno ritardare la scomparsa di sapori, formule, criteri e metodiche di lavorazione dei vecchi cibi caratteristici della nostra tavola. A questa nuova associazione culturale il prof. Bardini propone di dare il nome di ACCADEMIA GONZAGHESCA DEGLI SCALCHI.
In tempi successivi e pervasi dal medesimo entusiamo, si aggiungono il rag. Franco Azzolini di Cerlongo, dalla precisa mentalità organizzativa formatasi come manager in importanti ditte, ed il geom. Enzo Gola, un cuoco di sorprendente talento, un vero artista, in quei tempi ancora sconosciuto alla grande Mantova ma ben noto ad una ristretta cerchia di gastronomi, patiti della autenticità e fedeli alle lusinghe del buon cibo.
Gli iscritti si moltiplicano ed è l’inizio di una avventura che ha visto la Accademia primeggiare sul piano culturale con la riscoperta dei mangiari rusticali di una volta, espressioni di una vita semplice ma genuina, che la modernità ha colpevolmente sottratto ai deschi familiari. Anche le tavole di tanti ristoranti appaiono compromesse da menu che propongono piatti dai nomi e dalle presentazioni accattivanti ma privi dell’ineludibile anima contadina. Si sta affermando – Dio ne scampi - la “cucina molecolare”.
Recentamente la nostra Accademia ha presentato la cucina mantovana a Roma, al Senato della Repubblica, riscuotendo un lusinghiero successo.
Ecco chi siamo: gente di varia estrazione sociale ma tutta legata dalla “mantovanità” più convinta, tesa a conservare nella misura più ampia possibile il nucleo più intimo delle nostre radici, della nostra identità.